I Rolling Stones, 'il segreto è suonare con gente con cui sei felice'
"Il nostro omaggio a Amy Winehouse, speravamo di incontrarla lungo la strada"
I Rolling Stones raccontano la nascita di "Foreign Tongues", il loro nuovo album in uscita il 10 luglio. "Quando abbiamo realizzato 'Hackney Diamonds' avevamo molto materiale, e questa è una cosa che a volte succede e a volte no. Per esempio qualche giorno fa stavo guardando quando è stato pubblicato 'Black and Blue' e mi sono reso conto che ci sono otto canzoni in tutto l'album! Ma con 'Hackney Diamonds' ci siamo detti: ok possono entrare un numero 'X' di canzoni ma le altre le conserviamo e facciamo un altro album - spiega Mick Jagger - Quindi avevamo già in programma di realizzare il nuovo album e alcune delle canzoni vengono da quelle registrazioni ma non così tante: ne avevamo parlato tanto perché davvero erano troppo buone per essere lasciate su uno scaffale. Così abbiamo pianificato di fare il nuovo album e ci siamo ritrovati con ancora più tracce nuove". Aggiunge Keith Richards: "Tu fai musica, impari a farlo e suoni con i più grandi e fin quando tu suoni con gente con cui sei felice non sai mai quello che uscirà fuori. La prima volta che ho guardato questo materiale mi sono domandato se potesse essere un album, ma poi quando le cose si sono messe insieme beh, allora mi sono detto: certo che è un dannato album. E c'è anche una continuità con 'Hackney Diamonds', vedo bene da dove viene". A proposito del fatto che il primo assaggio di "Foreign Tongues" è stato il blues sporco e glorioso di "Rough and Twisted", pubblicato col nome The Cockroaches, Ron Wood dice: "Amo l'atmosfera bluesy di quel pezzo perché è esattamente da lì che viene questa band e noi non vogliamo perdere mai quell'essenza. Se torno indietro nel tempo ai tempi in cui ero un semplice fan mi rendo conto che nessuno in Gran Bretagna ha saputo interpretare lo spirito del Blues Americano nel modo in cui lo hanno fatto gli Stones". Jagger riconosce che le nuove session sono state la continuazione di quelle precedenti anche dal punto di vista dell'approccio molto più concentrato e con una deadline più stringente rispetto al passato: "Ai vecchi tempi passavamo mesi in studio. Ora i ragazzi si sono resi conto che questo nuovo modo di lavorare funzionava. Con Andy Watt, il produttore, abbiamo deciso di stare in studio tre settimane, tre settimane e mezzo e di registrare tre o quattro brani al giorno. Tanto poi potevamo sistemare il tutto dopo. E' un modo di lavorare più efficiente, non dai alla gente il tempo di annoiarsi". Su Andy Watt Keith Richards dice: "Andy sa bene come far stare dei vecchi ragazzi seduti al loro posto: dai riproviamo (Keith ride). E' uno che non ti molla, anch'io sono così ma abbiamo un'ottimo rapporto di lavoro". Gli fa eco Jagger: "mi sento molto a mio agio con Andy perché conosco il suo metodo. Non sapevo se avrebbe potuto funzionare in studio ma se questi sono i risultati...". Ronnie Wood scherza: "Andy ci ha bullizzati ancora di più che l'ultima volta. Ora ci conosciamo meglio, le cose funzionano in modo più fluido e per il suo modo di lavorare mi ricorda per certi aspetti Jimmy Miller", il leggendario produttore degli album tra il 1968 e il 1973 che sono considerati i capolavori degli Stones ma che ha lavorato anche con Stevie Winwood per gli album dei Traffic e dei Blind Faith. Rievoca Richards: "io e Stevie ci siamo conosciuti al Nottingham Odeon quando lui aveva 15 anni e già aveva un clamoroso successo con "I'm a Man" e lo Spencer Davis Group. Tutti e due abbiamo lavorato con Jimmy Miller ed è davvero una cosa strana ritrovarci a suonare con Stevie. "Con Stevie abbiamo scherzato ricordando che all'inizio delle nostre carriere eravamo sempre i più giovani, lui 15 anni, io 17. Ma quando è venuto a suonare in questo album ci ha detto che è stata la miglior band della sua carriera". Per quanto riguarda le registrazioni, Keith sottolinea l'importanza di aver avuto in studio Darryl Jones, che nel precedente non c'era perché occupato con un altro lavoro e come la cover di "I'm Not Good" di Amy Winehouse calzi perfettamente nell'album: "ho sempre pensato che prima o poi ci saremmo incontrati lungo la strada e quella canzone in qualche strana maniera ci fa incontrare. Purtroppo tu ti aspetti che succedano le cose e poi non succedono. Ho pensato: è tanto tempo che non facciamo una cover ma se torniamo a farlo dev'essere un brano di Amy". Poi Keith risponde alla domanda: Foreign Tongues è la continuazione di Hackney Diamonds o è meglio? "In un certo senso tutte e due. Forse è meglio perché con Andy ci conosciamo meglio e ti dici: beh se quello prima è così buono ora lo devi superare".
P.Hedlund--StDgbl