Ejiofor, Backrooms? La Generazione Z si sente invitata al cinema in sala
Protagonista dell'horror hit, 'Kane Parsons a 20 anni ha creato un mondo'
(di Francesca Pierleoni) Costato 10 milioni di dollari e con incassi nel mondo che hanno superato in due settimane, i 145 milioni: l'horror Backrooms che il regista 20enne californiano Kane Parsons, ha tratto dalla sua omonima webseries creata su You tube a 16 anni, su un tema molto popolare sul web, gli spazi inquietanti liminali tra realtà a mondi paralleli, si avvia ad essere uno dei successi più sorprendenti della stagione. Un trionfo dovuto anche alle performance dei suoi due straordinari protagonisti, agli Oscar, Chiwetel Ejiofor e Renate Reinsve. . "Per anni ci si è chiesti se la generazione più giovane avrebbe smesso di andare al cinema, si temeva non ne fosse più attirata, che non avesse la capacità di attenzione necessaria - dice all'ANSA Ejiofor, parlando sia del trionfo al botteghino di Backrooms, uscito in Italia con I Wonder Pictures, sia di quello per Obsession, un altro horror diretto da uno youtuber ventenne, Curry Barker -. E' sempre più evidente però che i giovani in realtà vogliono andare al cinema, è qualcosa che amano. Semplicemente prima forse non si erano sentiti invitati, non sentivano di essere parte dell'esperienza cinematografica come generazione. Giardare anche a loro è un percorso necessario che bisogna continuare a fare. Ora comunque si sente che c'è di nuovo l'amore per il cinema in sala. E' un momento realmente incoraggiante". Il britannico Ejiofor, classe 1977, interprete versatile e pluripremiato, che alterna palcoscenico e set, esplorando tutti i generi, nominato all'Oscar per 12 anni schiavo, nel film interpreta Clark, architetto fallito, gestore di un salone di mobili scadenti che trova nel seminterrato del suo negozio il varco a quello che sembra un grande ufficio deserto. Da lì si dipana un labirinto di altre stanze sempre più inquietanti e pericolose. Quando l'uomo scompare, arriva in quel mondo parallelo anche la sua psicologa, Mary Kline (Reinsve), venuta a cercarlo. "Kane non ha avuto bisogno di convincermi per dire sì - sottolinea l'attore - Sapevo poco sugli spazi liminali, ma ho scoperto che era un argomento che stava prendendo piede su internet - spiega -. La gente ne parlava come di spazi inquietanti, snervanti, spettrali. La prima cosa che ho fatto allora è stata guardare la serie di Kane su YouTube, e l'ho adorata. Ho trovato che avesse creato un intero mondo (portato nel film con un set di vere stanze realizzate in un'area di 2800 metri quadrati, ndr), ed era assolutamente affascinante. Aveva un ritmo e personaggi fantastici. C'era la profondità della fantascienza e di una costruzione davvero ricca, intricata e dettagliata, che Kane aveva ideato da solo, al computer". C'era qualcosa "che avevo capito di lui prima di parlargli, il suo livello di dedizione e anche il coraggio di esporsi su internet, dove le persone spesso ti giudicano senza filtri. Kane dai 16 ai 20 anni ha acquisito una solida comprensione della narrazione e del modo di raccontare storie. Perciò ero molto fiducioso nelle sue capacità di regista. E poi, quando abbiamo iniziato a parlare non ho più pensato al fatto che fosse così giovane". Inoltre "ho amato il personaggio di Clark. E' una persona molto complessa con una storia difficile da raccontare, sia dal punto di vista personale che psicologico - osserva -.E' un uomo che vuole essere compreso, 'visto', ascoltato, apprezzato. Lui trova con quelle stanze una relazione simbiotica, da cui trae conforto. Ovviamente è un rapporto pericoloso, una sorta di patto faustiano. E alla fine rimane intrappolato". Tra le scene più intense nel ci sono quelle fra Reinsve e Ejiofor, in un rivelatore 'gioco di ruolo': "Quelle sequenze le abbiamo fatte all'inizio, forse addirittura al primo giorno di riprese insieme - spiega l'attore, che ritroveremo anche coprotagonista di un altro horror molto atteso, il reboot de L'esorcista con Scarlett Johansson -. È stato tutto molto istintivo. Lei è un'attrice fenomenale, come tutti sanno ed è diventato molto facile definire con lei questi personaggi e la loro relazione. Anche perché nei nostri ruoli, vedevo persone e psicologie molto reali, in termini di paure e confusioni. Nessuno dei due è perfetto: in un certo senso entrambi giocano un po' con le imperfezioni dell'altro, con i punti deboli... qualcosa di molto umano".
D.Larsson--StDgbl
